WUNDERKAMMER 1988

 

                                 Francesco Bartoli 

 

Luana Trapè intesse delle fiabe plastiche e pittoriche, nelle quali ciò che più conta è l'istante nativo delle immagini, voglio dire il primo apparire del fantasma, il suo affiorare tra luce e ombra, lo stare a metà tra l'emergenza e la definizione descrittiva. Ma ciò non implica affatto un'incondita irruenza dello stile. Non significa che l'elemento impulsivo venga pronunciato allo scoperto, in maniera irriflessa e informe, poiché è facile constatare che l'aggallamento delle figure non avviene mai nell’incontrollato abbandono all'estatico e all'irrazionale. Di mezzo ci sta la consapevolezza dell'espressione, quel che si potrebbe chiamare il filtro della finzione e dell'ironia, il sapere cioè ‑ e il saperlo in ogni momento ‑ che i sogni si comunicano soltanto facendo loro attraversare il regno delle forme. Per di più ogni figura, in apparenza sorgiva e così immediata, è in realtà preceduta da lunghe fasi di appostamento, in modo da depositarsi, quando infine appare, in un largo alveo di attese.

L'immagine è insomma cercata e chiamata, anzi invocata.

Una importate matrice del figurare è quel mondo di favoloso primitivismo, per metà culto e per metà popolare, che i medioevi fantastici di un Graf o di un Baltrusaitis ci hanno abituati a riconoscere. Gli universi degli ibridi, delle congiunzioni impossibili e dei lacerti viventi, delle montagne magiche e dei paesaggi metamorfici, Mondo, occorre aggiungere, che vive contemporaneamente nelle parole e negli spazi pittorici, ma anche nella natura e nell'ambiente stesso in cui abita la Trapè: nelle Marche incantate delle Sibille.

Doppia virtù: avvolgente suggestione della cultura e della natura, per cui lo sguardo trama catene di metafore personali e intraprende la singolare impresa di comporre, tra cime, antri e avvallamenti, una sottile autobiografia immaginaria. Una autobiografia, lo si è detto, in forma di fiaba.

NeIl’usare questo termine, nel dire che si tratta di una scrittura che interpreta la vita, non voglio indurre chi legge ad alcuna riduzione qualitativa. Basta pensarci un momento e ci si convince. L'autoritratto non è forse uno dei luoghi più frequentati dalla fantasia?

Mediante una pratica polivalente, che non solo alterna la pittura alla terracotta e al disegno, ma spesso li conglutina nelle tecniche miste e nella dialettica dei rilievo e della superficie, l'artista compone i capitoli e i cicli di una esistenza rimontata nei labirinti della réverie.

Si di‑verte (si distrae per ritrovarsi) nell'esercizio delle fantasticherie primarie, primarie al punto che il gioco dell'eros e della aggressione, dei maschile e dei femminile, configura alcune stazioni ricorrenti. E nello stesso tempo sottopone l'occhio all'attraversamento delle geografie artistiche dell'Anno Mille, fra gli echi dei romanico, dei primitivi catalani.

 

La Trapè ha la vocazione al racconto e al "diario", una propensione che la porta a stilare sequenze di fogli come materiali di un ciclo (a proposito dei quale sono eloquenti e tutti da vedere gli acquarelli), e spesso riformula tuttavia il racconto sulla soglia della metafora, come se si proponesse di bruciarlo in un tempo brevissimo, appunto nell'istante. E oltre a ciò viene fuori una seconda caratteristica formale, quella per cui la stessa fiaba si snoda in una biforcazione, è anfibologica, equivoca, attraente‑repulsiva. Si badi, a questo punto, sia alla declinazione dei temi sia alla struttura delle immagini. in genere opera si articola in poche battute essenziali, due o tre al massimo, da cui dipendono tanto le direttrici visive che e conseguenze cromatiche. Elenchiamone alcune: il chiaro e la gamma dei grigi, il blu e il giallo, il rosso e il bianco. Oppure: l'ovale e l'ellittico, il rotondo e l'acuminato, la diagonale e l'orizzontale, il murato e il socchiuso. E tanto basti per non raggelare in piccoli schemi quel che viceversa agisce nel calore delle emozioni.

Quanto poi ai significati, producono anch'essi l'effetto di un cangiante rimescolamento di contrari o di una sorta di percezione contrastata, a zig‑zag, frizzante, dolce e acre. Vi trovi il veleno e insieme l'antidoto. La dolcezza e la crudeltà. Naturalmente una crudeltà temperata, fatta levitare dal gioco dei mascheramenti e abbastanza ironizzata per capovolgersi nel suo opposto.

In certi casi avviene che un versante di senso finisca per prevalere sull'altro e lo induca temporaneamente a eclissarsi. Concluso il giro d'ispezione, possiamo ormai disporre delle cifre e dei semi di base, per dir così, dei racconto, abbiamo un glossario sufficiente per seguire nell’intimo i montaggi e in particolare la costruzione dell’autoritratto.

 

 

 

 

 

RAVE/RAKE, 2000

 

                                  Antonella Micaletti

 

 

Nel senso assolutamente anomalo ed improprio in cui questa espressione viene anche usata per gli artisti per esempio della Transavanguardia, è possibile dire che il lavoro di Luana Trapè è un lavoro citazionista. L'affermazione non è corretta perché in realtà non riprende forme e stili dell'arte del passato, mala sua ricerca non può d'altronde essere disgiunta da un dialogo strettissimo con la storia dell'arte, dalla quale attinge liberamente forme e contenuti, rielaborati poi in modo assolutamente personale. ll forte legame tra le figure che popolano i suoi quadri e i riferimenti più o meno diretti a personaggi o vicende della storia non è mai raccontato o reso troppo esplicito, ma neppure può essere negato, e rimane sempre percepibile, soprattutto nella scelta di uno stile apparentemente arcaico. A differenza, infatti, degli artisti della Transavanguardia, Luana Trapè non saccheggia indifferentemente stili e autori diversi, ma ha un nesso visivo fortissimo soprattutto con l'arte prerinascimentale, della quale più che i temi riprende soprattutto lo stile semplificato e diretto frontale e bidimensionale. ll lavoro dell'artista realizza, attraverso questa scelta stilistica, una poetica fortemente comunicativa nella quale le componenti culturali -la storia, la letteratura, la storia dell'arte- confluiscono in modo mediato e complesso. II risultato stilistico al contrario presenta l'evidenza di un racconto, di una vicenda narrata coi toni di una fiaba popolare. L'aspirazione comunicativa è incarnata da una figura che è sempre centrale nei suoi lavori: quella della donna, del cui ruolo sociale è possibile ripercorrere una evoluzione nella storia. Figura ambigua, tra terrena e magica, ma forte e carismatica è spesso il pilastro visivo dei suoi lavori ed è l'immagine visiva e metaforica che mette in relazione due ambiti culturali diversi, che proprio nelle opere si incrociano: quello colto, della letteratura e della storia dell'arte, che si sedimenta senza mai rendersi troppo evidente e quello "popolare", "volgare", a cui la sua arte aspira ad appartenere.

 

 

WELCOME, 2001

 

                                    Francesca Pietracci

  

Storie. Storie di donne e di uomini, di situazioni, racconti per immagini di un proprio vissuto che si intreccia a quello di un'umanità eterogenea che cerca di ristabilire un senso di completezza nell'approccio dialettico con le tematiche legate ai due sessi. Questo è il lavoro di Luana Trapè, artista per la quale i riferimenti di immagine e di parola costituiscono lo spunto iniziale delle scene che rappresenta nei suoi lavori. Una profonda memoria emotiva la lega ai personaggi di Dante, di Petrarca, di Cecco Angiolieri, di Foscolo e di tanti altri poeti che con i loro versi sono stati capaci di mettere a fuoco situazioni essenziali sia dal punto di vista della concretezza,dell'azione, che da quello di un lirismo viscerale. Non importa se tali rimandi possono sembrare a volte stereotipi quello che lei infatti cerca di costruire è un linguaggio di stampo popolare come le antiche miniature, come le grandi istoriazioni, i grandi cicli. I tratti iconografici dei suoi personaggi sono semplici e sintetici, esseri umani, animali, oggetti e spazi acquistano una identica densità di colore, una consistenza equivalente, una pari dignità. Ogni particolare è necessario e quindi importante e funzionale nello stabilire rapporti di causa ed effetto che legano tra loro gli elementi posti sulla scena. E poi, una volta realizzata l'opera, è come se per magia ogni elemen­to iniziasse a produrre nuovi rapporti e diversi significati. Giocolieri, finestre, cuori, conigli e zebre, donne, uomini, amanti ed eroi, vasi, tavoli, globi e scale, entrano a far parte di una verità esistenziale capace di comunicare con lo spettatore a diversi livelli, dai più palesi ai più impliciti. La verità dell'esistere, dell'esserci, consiste appunto nell'esperienza dei rapporti e delle trasformazioni.  

 

 

 

SUL FILO DELL'ARTE, 2002 

 

                                      Francesca Pietracci

 

 

Luana Trapè sembra tessere il filo di Arianna, la tela di Penelope e quanto dalla tradizione letteraria ci arriva a proposito della simbologia di questo tema. Un modo preciso di tradurre lo scorrere del tempo, nella maggior parte dei casi legato ad una dimensione culturale al femminile. L'avvio delle sue opere è inizialmente mentale, psicanalitico, ma nel corso della loro realizzazione la scelta simbolica del colore si trasforma in sensazione ambientale e chi guarda si sente inglobato dentro le sue piccole stanze abitate da esseri umani e da apparizioni. L'io e l'altro, che vivono dentro di noi, vengono messi allo scoperto, si cerca disperatamente di farli coesistere a livello di coscienza, di conciliare il loro esserci all'interno di un luogo neutrale, nel luogo dell'arte. E attraverso questo processo è possibile far apparire un orizzonte.

 

 

 

EYES WIDE SHUT 2003

 

                                        Elisabetta Longari

 

 

 

 

Luana Trapè conferma la propria vocazione narrativa: a partire dalle tracce graffite lasciate da alcuni pazienti sui muri tenta di raggiungere l’individualità del loro autore; questi segni provocano nell’artista un processo di reverie che restituisce una voce a ciascuno, una voce che, attraverso un uso parco di parole intense, porta alla luce appena pochi cenni biografici, una voce che disegna una sorta di abbozzo molto sommario per un ritratto.

 

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