IL CAPPOTTO BIANCO

 

Pequod 2008

 

 

In una cittadina delle Marche, nei primi anni dell’Italia unita, due ragazzi, Luigi e Lucia si incontrano e si innamorano. Lui è un maestro di provincia dalle idee innovative, lei una ragazza colta della grande città, sostenitrice dell’emancipazione femminile. Diversi per esperienza ma simili per sensibilità e ideali politici, in Giuseppe Garibaldi vedono incarnati i sogni di un’intera nazione. L’amore dei due giovani – tenero e passionale al tempo stesso - deve attraversare una dura prova: Luigi, vittima  di feroci attacchi da parte di gruppi clericali, viene rinchiuso nel manicomio di Fermo e inizia una vera e propria discesa agli Inferi. Lucia, da sola, riesce ad affrontare la tragedia con intelligenza e forza d’animo.

IL CAPPOTTO BIANCO, curato come un saggio, moderno come una storia dei nostri giorni, unisce un’intensa vicenda sentimentale alla rilettura di un momento cruciale del passato italiano da quell’angolatura in cui “privato” e “pubblico” si legano indissolubilmente. 

 

 

 

Distesa nel letto di fronte alla finestra, Lucia guardava la luna scorrere oltre la massa bruna dell’alloro. Per l’ultima volta passava la notte in quella camera dove le tracce della sua esistenza erano già quasi tutte sparite. D'ora in poi avrebbe occupato una stanzetta che prima serviva da guardaroba. Sistemati i vestiti nell’armadio della zia e i libri in salotto, i preparativi per accogliere l’ospite erano ormai alla fine. La vita quotidiana aveva subito un brusco arresto e non sarebbe mai più tornata uguale a prima. L’incertezza sui giorni futuri la rendeva ansiosa, anche se avrebbe dovuto essere preparata: infatti, come se l’itinerario della sua breve esistenza fosse continuamente estratto a sorte, aveva già affrontato profondi mutamenti. Non tutti negativi, però. All’improvviso si fece strada, come una fiammella di leggero conforto, la consapevolezza di una singolare coincidenza, fortuita ma sicuramente favorevole: proprio nello stesso giorno, esattamente quattro anni prima, era avvenuta la sua liberazione.

Il 20 settembre 1870, mentre i soldati italiani conquistavano Roma irrompendo attraverso Porta Pia, stava studiando la Patetica di Beethoven, quando la porta si aprì e la voce petulante di Suor Marcella ordinò: "Fabbri, di corsa in Direzione!" La monaca scivolava silenziosa sulle pantofole felpate, sembrava quasi non toccare terra, e la ragazza la seguiva tutta impressionata per il corridoio e le scale, ripassando velocemente la sequenza delle azioni compiute nei giorni precedenti.

Non ricordava di aver commesso mancanze di particolare rilievo, ma l’elenco degli obblighi e doveri in quel collegio era talmente lungo che credeva di non riuscire mai a conoscerlo per intero. Perciò era possibile che fosse incappata in qualche errore grave senza accorgersene, e aveva già imparato a proprie spese che l’ignoranza delle regole, non essendo ritenuta una scusante valida, non sollevava dalla colpa né dispensava dalla penitenza......

 

 

 

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